
Ciclo delle Api – Dalla critica plathiana all’immaginario delle api
L’analisi della funzione dell’immaginario apistico nei Bee Poems si colloca all’interno di un più ampio dibattito critico sull’opera poetica di Sylvia Plath. Tale dibattito è attraversato da prospettive metodologiche e interpretative differenti.
La ricognizione delle principali direttrici consente di definire il quadro teorico entro cui si inscrive la lettura qui proposta. Permette inoltre di evidenziare i nuclei tematici e interpretativi che ne costituiscono il presupposto. Ciclo delle Api
L’ampiezza della bibliografia critica dedicata a Sylvia Plath rende necessario, per chi si accosti al suo universo poetico, un orientamento preliminare tra prospettive interpretative, studi specialistici e risorse disponibili anche in formato digitale. Ciclo delle Api
In questa direzione, un primo gruppo di studi è costituito dai lavori di Ilaria Dazzi, Chiara Leto Barone e Tobias Georg Nöffke, che offrono prospettive differenti sulle dinamiche soggettivo-identitarie, sulle pratiche intertestuale-riscritturali e sulla dimensione esperienziale-autobiografica dell’opera plathiana.
A questo primo nucleo si affiancano i contributi di Mattia Mossali, Letizia Lanza, Diego Salvadori e Luis Alfredo Fernandes de Assis, i cui studi ampliano il campo dell’indagine verso la dimensione intertestuale-mitografica, simbolico-allegorica, corporeo-spaziale, storico-culturale e psico-affettiva della scrittura dell’autrice. Ciclo delle Api
Un altro insieme di prospettive è rappresentato dai lavori di Renato Oliva, Sylwia Gryciuk, Jessica Lewis Luck e Azra Mušović, particolarmente significativi per l’approfondimento della poetica plathiana e, più specificamente, delle sue configurazioni simbolico-ermeneutiche, delle dimensioni corporeo-fenomenologiche, dei processi soggettivo-identitari e dell’immaginario zoologico-simbolico delle api. Ciclo delle Api
A questo articolato panorama della critica si affiancano infine le risorse di più recente e immediata consultazione proposte da Sean Borodale, Ciro Sorrentino e Giulia Regoli, i cui contributi ampliano ulteriormente il campo dell’indagine verso la dimensione storico-culturale, intertestuale-ermeneutica, estetico-formale, teorico-critica e storico-letteraria della scrittura plathiana. Ciclo delle Api
Pur muovendo da prospettive metodologiche e tematiche differenti, questi studi delineano una rete critica. Attraverso tale rete è possibile avvicinarsi alla complessità della scrittura plathiana.
In particolare, emergono le molteplici implicazioni simboliche, corporee, mitologiche e relazionali della sua poesia. A un ulteriore livello di sintesi, tale pluralità di approcci può essere ricondotta ad alcune macro-categorie ermeneutiche.
Queste categorie attraversano trasversalmente la critica plathiana. Tra esse rientra il Ciclo delle Api.
Un primo ordine di questioni investe la costruzione del soggetto e le forme attraverso cui l’io poetico si costituisce, si disloca e si ridefinisce nel rapporto con la propria esperienza. Vi convergono le memorie archetipiche e le persistenze mitografiche, le configurazioni identitarie e i processi di soggettivazione, le dinamiche dell’alterità e della relazione, le genealogie del femminile e le costruzioni culturali del genere. Ciclo delle Api
Su un secondo piano si collocano le categorie attraverso cui la scrittura trasforma l’esperienza in immagine, spazio e rappresentazione. In questo ambito assumono rilievo le topografie del corpo e le fenomenologie dell’esperienza, le geografie simboliche dello spazio, le forme della temporalità e della memoria, nonché i processi di rappresentazione e autorappresentazione attraverso i quali la dimensione vissuta viene trasposta e rielaborata poeticamente. Ciclo delle Api
Un terzo nucleo riguarda infine il rapporto tra linguaggio, immaginario e tradizione, nel quale la poesia plathiana si crea come luogo di incessante riconfigurazione dei materiali culturali e naturali. Rientrano in questa orizzonte le poetiche della natura e dell’animalità, le pratiche intertestuali e riscritturali, le forme della simbolizzazione e della metaforizzazione, le persistenze del mito e dell’archetipo e, più in generale, quei processi attraverso i quali esperienza, memoria, immaginario e linguaggio vengono reciprocamente trasformati.
La consultazione di tale corpus bibliografico costituisce pertanto un passaggio essenziale non soltanto per ricostruire il quadro degli studi esistenti, ma anche per collocare l’interpretazione proposta in questo lavoro all’interno di un più ampio dialogo critico. Ciclo delle Api
È all’interno di questa sfera critica, e in particolare nel punto d’incontro tra identità, alterità, natura, corpo e forma poetica, che si colloca l’analisi proposta nelle pagine successive: l’immaginario delle api diviene infatti il luogo privilegiato attraverso cui osservare la progressiva trasformazione del soggetto nei Bee Poems, dal rapporto con la comunità alla ricerca di una forma di autonomia capace di conservarsi nella relazione con l’altro. Ciclo delle Api
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Percorsi dell’immaginario apistico nella poesia di Sylvia Plath Ciclo delle Api
Nella poesia di Sylvia Plath, l’immaginario apistico assume una funzione progressivamente più complessa, intrecciando identità, esperienza femminile, interiorità, natura e creazione poetica. La critica ha interpretato le Bee Poems secondo prospettive differenti, che, poste in relazione, delineano il ciclo delle Api di Sylvia Plath come un percorso che va dall’esplorazione dell’identità alla trasformazione della scrittura.
Le diverse letture possono essere ricondotte a sei nuclei tematici: identità e genere; corpo, psiche e coscienza; natura e trasformazione; forma poetica e autorialità; creazione e rapporto tra arte e scienza; simbolismo delle api.
Il loro confronto evidenzia la progressiva complessificazione dell’immagine apistica. Questa, dalla rappresentazione dei conflitti identitari e delle aspettative sociali, si estende alla dimensione interiore. Coinvolge inoltre la relazione con la natura e la struttura stessa della poesia.
Nel complesso, le api emergono come figura polisemica, capace di connettere esperienza personale, costruzione dell’identità, trasformazione e creazione poetica, mentre l’alveare si configura come spazio privilegiato di elaborazione della soggettività e della scrittura.
Introduzione Ciclo delle Api
La produzione critica dedicata al ciclo delle Api di Sylvia Plath restituisce un panorama interpretativo articolato, nel quale una medesima costellazione di immagini viene interrogata da prospettive differenti. La ricostruzione proposta muove dalla necessità di mettere tali prospettive in relazione, non limitandosi alla successione dei singoli contributi, ma individuando le connessioni tematiche e interpretative che ne attraversano il dialogo.
Gli studi sono pertanto organizzati secondo la loro prossimità tematica. Si riconosce così una progressione che conduce dalla costruzione dell’identità femminile alle dimensioni dell’interiorità, della natura, della forma poetica e della creazione.
Tale articolazione non intende irrigidire la pluralità delle letture entro categorie autonome. Mira invece a renderne visibili gli attraversamenti. Ciascun nucleo riprende infatti questioni già emerse e le sposta verso un diverso piano interpretativo. In questo modo, prepara il passaggio al nucleo successivo.
Si propone così di leggere l’immaginario apistico non come un repertorio simbolico statico, ma come un dispositivo poetico mobile, attraverso il quale la critica ha progressivamente interrogato il ciclo delle Api di Sylvia Plath nel rapporto tra identità, corpo, natura, scrittura e creazione. I nuclei che seguono costituiscono quindi le tappe di un percorso argomentativo nel quale le diverse interpretazioni, poste in dialogo, contribuiscono a delineare la complessità dell’universo poetico di Sylvia Plath.
Identità, genere e autonomia femminile Ciclo delle Api
La questione dell’identità femminile costituisce uno dei principali assi interpretativi attraverso cui le Bee Poems vengono ricondotte alla condizione della donna e ai modelli sociali che ne regolano l’esistenza. Joanna Brzegowa analizza infatti la «womanhood» (condizione femminile), evidenziando il conflitto tra identità personale e aspettative sociali nella società statunitense degli anni Cinquanta. Come osserva l’autrice, la contrapposizione tra ape regina e api operaie rappresenta «gender roles» (ruoli di genere), contrapponendo la subordinazione domestica all’aspirazione di Plath a un’identità femminile autonoma.
Su questa stessa linea, Leigh Johnson amplia la riflessione, analizzando come le scrittrici costruiscano l’identità attraverso il «bee imagery» (immaginario delle api), sovvertendo così la «societal devaluation of women» (svalutazione sociale delle donne). I corpi di cera d’api incarnano le «gendered constructions» (costruzioni legate al genere), mentre i personaggi li «melt» (sciolgono), rifiutando e rimodellando lo stampo imposto.
La lettura di Dorka Tamás introduce infine un ulteriore spostamento nel ciclo delle Api di Sylvia Plath, poiché interpreta le «Bee Poems» (poesie sulle api) come espressione di «female autonomy» (autonomia femminile), collegando fertilità, stregoneria e potere femminile soprannaturale, riproduttivo e creativo. L’autrice individua nella «witch imagery» (immaginario della strega) un elemento che trasforma la figura ripugnante in una «poetic persona» (persona poetica) sessuale, fertile, creativa e soprannaturale.
Nel complesso, le tre letture delineano un percorso che parte dalla contestazione dei ruoli di genere. Questo percorso conduce alla trasformazione dell’identità femminile in una forma di autonomia.
In tale prospettiva, il corpo, la creatività e il potere poetico diventano strumenti di riappropriazione del sé.
Corpo, mente, coscienza e interiorità Ciclo delle Api
Nel passaggio dalla costruzione sociale dell’identità alla sua dimensione più intima, Jessica Lewis Luck sposta l’attenzione sul rapporto tra corporeità, psiche e coscienza. L’autrice analizza la sequenza delle api e l’uso dell’alveare per comprendere il «corporeal exterior» (esterno corporeo) e la psiche interiore di Plath e la sua coscienza. Jessica Lewis Luck approfondisce così dall’interno la questione identitaria nel ciclo delle Api di Sylvia Plath, mostrando come le poesie evolvano verso le «complex morphological structures» (complesse strutture morfologiche), rivelando progressivamente l’interiorità frammentata della coscienza e dell’identità di Plath stessa.
In questo quadro interpretativo, l’immaginario dell’alveare non costituisce soltanto una rappresentazione esterna. Diviene uno strumento per esplorare la complessità della soggettività poetica.
Il movimento dalla superficie corporea alle strutture interiori consente di leggere l’identità come una realtà non stabile né unitaria. Essa appare invece attraversata da tensioni e frammentazioni.
Jessica Lewis Luck introduce dunque una dimensione complementare rispetto alle letture centrate sul genere, perché trasferisce l’attenzione dalle condizioni sociali che modellano l’identità al processo attraverso cui quella stessa identità viene percepita, elaborata e problematizzata nella coscienza.
Natura, trascendenza e trasformazione Ciclo delle Api
Il rapporto tra identità e interiorità conduce a una dimensione ulteriore, per la quale il ciclo delle Api di Sylvia Plath diventa uno strumento per interrogare il rapporto tra individuo, natura e trasformazione. Adyson M. Ross confronta Emerson, Dickinson e Plath, mostrando il passaggio dalla «wholeness and oneness in nature» (completezza e unità nella natura) alla perdita della pace trascendentale nell’età postmoderna. Nello specifico, individua la «mass disconnect between humans and nature» (profonda disconnessione tra esseri umani e natura), riflessa nel disagio di Plath verso natura e società.
Azra Mušović individua nel ciclo delle Api di Sylvia Plath una dimensione simbolica e trasformativa, interpretando le api come «personal emblem» (emblema personale) di Plath, capace di conciliare influenze classiche e razionali mediante un potere trasformativo che supera i limiti del linguaggio. L’autrice individua nello schema «death and rebirth» (morte e rinascita) una rigenerazione, mentre l’ape possiede una «liberating quality» (qualità liberatoria), esprimendo vitalità e autenticità.
Le due letture convergono dunque nel riconoscere al ciclo delle Api di Sylvia Plath una funzione che oltrepassa la semplice rappresentazione naturale, ma divergono nel punto di maggiore attenzione: Adyson M. Ross evidenzia soprattutto la frattura tra essere umano e natura, mentre Azra Mušović individua nelle api una possibilità di trasformazione e rigenerazione. Ne emerge così una tensione tra perdita e rinascita, attraverso cui la poesia di Plath rielabora il rapporto con la natura come esperienza di crisi, ma anche come possibile apertura verso una nuova autenticità.
Forma poetica, alveare, tutto/parti e autorialità Ciclo delle Api
Dalla dimensione simbolica e trasformativa delle api, la riflessione può spostarsi sulla struttura stessa della poesia, considerando l’alveare non soltanto come immagine, ma come possibile modello formale. Janine Rogers e Charlotte Sleigh rileggono nel ciclo delle Api di Sylvia Plath i Bee Poems attraverso la «mereology» (mereologia), studiando il rapporto tra «wholes and parts» (interi e parti) nella forma poetica. Le autrici propongono l’«apian self-organization» (auto-organizzazione delle api) come possibile modello della poesia, interrogando le implicazioni per l’autorialità e la reputazione.
Ne deriva uno spostamento significativo rispetto agli approcci fin qui considerati. L’alveare non viene infatti considerato esclusivamente come rappresentazione dell’identità, della natura o della trasformazione.
Esso diviene una struttura capace di suggerire un modo di concepire la composizione poetica. Il rapporto tra individualità e totalità assume così una funzione formale.
La singola ape acquista significato attraverso la propria relazione con l’intero alveare. Analogamente, ogni parte del testo acquista significato attraverso il rapporto con il componimento complessivo.
L’attenzione si sposta pertanto dall’interpretazione di ciò che le api simboleggiano alla maniera in cui il loro modello organizzativo può illuminare il funzionamento della poesia, aprendo anche una riflessione sulla posizione del poeta rispetto alla tradizione e alla propria opera. L’immaginario apistico diventa dunque una chiave per interrogare contemporaneamente forma, organizzazione e autorialità.
Ariel, creazione poetica e rapporto tra arte e scienza Ciclo delle Api
La riflessione sulla forma e sull’autorialità conduce direttamente alla dimensione creativa della poesia di Plath, nella quale Ariel diventa il luogo di una trasformazione profonda del rapporto tra poeta e opera. Mattia Mossali interpreta Ariel come un progetto di creazione, nel quale Plath tenta di generare un mondo «nuovo e più intimo», finalmente libero dalle dolorose separazioni. L’autore richiama la «transustanziazione» della scrittura, mostrando come creatore e creatura coincidano nei testi maturi, conducendo Plath a «farsi poesia».
Sean Borodale approfondisce l’indagine sul rapporto tra produzione poetica e dimensione scientifica, poiché, nella traduzione italiana di Francesca Nardi e Antonia Santopietro, collega Ariel all’attività scientifica del padre di Plath, Otto Emil, sulle api, superando l’«opposizione tra arte e scienza». L’analisi dell’autore mostra come sia «generativo far dialogare e interagire le due discipline», valorizzando il rapporto tra ricerca scientifica e creazione poetica.
Le due letture convergono così nel riconoscere alla poesia una funzione generativanel ciclo delle Api di Sylvia Plath, ma la declinano secondo prospettive differenti: Mattia Mossali concentra l’attenzione sulla trasformazione della scrittura in organismo vivente, mentre Sean Borodale individua nella relazione tra poesia e ricerca scientifica un ulteriore principio creativo. Ne emerge un’immagine di Plath nella quale la poesia non costituisce soltanto un mezzo espressivo, ma uno spazio di trasformazione capace di mettere in relazione creazione, conoscenza e ricerca.
Simbolismo delle api e sintesi delle prospettive Ciclo delle Api
A questo punto, dopo aver attraversato identità, interiorità, natura, forma e creazione, la riflessione può tornare alla funzione complessiva del ciclo delle Api di Sylvia Plath. Giulia Regoli interpreta le api come «simbolo» delle esperienze vissute da Plath, collegandole «riguardo ai temi dell’identità, del potere e dell’abuso» e alle aspettative sociali che attraversano la sua poesia. Gli insetti assumono ruoli mutevoli: possono rappresentare «comunità, distruzione, o entrambe le cose assieme», riflettendo i sentimenti complessi della poetessa.
Il contributo di Giulia Regoli permette così di ricondurre a un’unica immagine alcuni dei principali percorsi interpretativi emersi negli studi precedenti, poiché le api possono essere simultaneamente associate all’identità, alla dimensione sociale, alla conflittualità, alla comunità e alla distruzione. Il loro valore simbolico risulta pertanto intrinsecamente mobile e non riconducibile a un significato univoco.
L’immaginario apistico diventa una struttura interpretativa capace di attraversare l’intera produzione considerata, mettendo in relazione esperienza personale, costruzione dell’identità e tensioni tra individuo e collettività.
La lettura di Giulia Regoli funziona dunque come un punto di ricomposizione delle prospettive precedenti: ciò che nei singoli studi appariva come identità, frammentazione, alienazione, trasformazione, organizzazione o creazione può essere ricondotto alla pluralità simbolica delle api. L’immagine dell’alveare emerge così come uno spazio poetico complesso, nel quale dimensione individuale e collettiva, esperienza e immaginazione, conflitto e trasformazione possono coesistere.
Conclusione Ciclo delle Api
Il percorso ricostruito mostra come il ciclo delle Api di Sylvia Plath non possa essere ricondotto a un’unica chiave interpretativa. Le diverse prospettive considerate evidenziano, attraverso angolazioni complementari, la capacità delle Bee Poems di intrecciare esperienza femminile, identità, interiorità, rapporto con la natura, organizzazione formale e creazione poetica.
Il dialogo tra gli studi permette inoltre di osservare uno spostamento progressivo: dalle api intese come figure attraverso cui rappresentare conflitti identitari e sociali, si giunge alla loro funzione di modello per interrogare la coscienza, la struttura della poesia e il processo creativo. L’alveare non costituisce soltanto uno spazio simbolico, ma diventa una forma attraverso cui pensare simultaneamente individuo e collettività, parte e totalità, esperienza e trasformazione.
La pluralità delle letture non indebolisce la coerenza del Ciclo delle Api di Sylvia Plath. Al contrario, ne costituisce la principale ricchezza interpretativa.
Le api si configurano come una figura mobile, capace di accompagnare la poesia di Plath dalla rappresentazione della crisi alla ricerca di una forma di autonomia. Esse conducono infine alla trasformazione dell’esperienza in materia poetica.
Il percorso critico conduce così dall’identità alla creazione. L’alveare emerge come uno dei luoghi privilegiati nei quali Plath elabora il rapporto tra sé, mondo e scrittura.
Postfazione – L’alveare come forma Ciclo delle Api
Alla fine del percorso, ciò che appare più significativo non è soltanto la persistenza delle api nel ciclo delle Api di Sylvia Plath, ma la capacità di questa figura di modificare il proprio significato ogni volta che viene interrogata secondo differenti orientamenti critici. L’ape può essere corpo, identità, minaccia, comunità, principio di fertilità, materia della memoria. L’alveare può diventare luogo di appartenenza e insieme spazio di conflitto, struttura collettiva e modello della forma poetica. La pluralità di queste immagini non produce necessariamente dispersione: suggerisce, al contrario, che il loro elemento comune risieda proprio nella tensione tra individuo e insieme.
È forse in questa tensione che il Ciclo delle Api di Sylvia Plath trova la propria forza più duratura. L’ape esiste come parte di una totalità, ma conserva una presenza irriducibile.
Il poeta appartiene alla tradizione, alla lingua e al mondo che lo precedono. Tuttavia, cerca nella scrittura una forma singolare della propria esistenza.
L’alveare diventa così qualcosa di più di un tema. Esso diviene una figura attraverso cui pensare il rapporto tra parte e totalità, appartenenza e autonomia, eredità e trasformazione.
Da questo punto di vista, la ricostruzione della critica non conduce a una definizione conclusiva del simbolismo delle api. Conduce piuttosto alla consapevolezza che la loro funzione poetica consiste nella possibilità di tenere insieme significati che sembrerebbero incompatibili. È precisamente questa capacità di ospitare la contraddizione, senza risolverla, a rendere il ciclo delle Api di Sylvia Plath uno dei luoghi più fertili per comprendere il rapporto dell’io poetico con l’identità, il mondo e la poesia.
Nota metodologica Ciclo delle Api
I contributi citati in lingua inglese sono presentati mediante la formulazione originale dei passaggi selezionati, accompagnata dalla relativa traduzione italiana. Le espressioni riportate tra virgolette riproducono fedelmente le formulazioni presenti nelle fonti consultate; nel caso dei testi tradotti, viene indicata anche la traduzione italiana utilizzata e, ove pertinente, il nome dei traduttori. Le formulazioni di raccordo appartengono invece alla presente ricostruzione e sono utilizzate esclusivamente per porre in relazione le diverse prospettive critiche.
Nuclei ermeneutici Ciclo delle Api
I sei nuclei individuati non sono corrisposti a categorie interpretative rigidamente separate, ma hanno rappresentato prospettive che si sono intersecate e trasformate reciprocamente. L’identità ha condotto al corpo e alla coscienza. La dimensione interiore si è aperta al rapporto con la natura. La natura ha richiamato la struttura dell’alveare e, attraverso questa, la forma poetica. La riflessione sulla forma ha infine condotto alla creazione e alla funzione generativa della scrittura. Il loro ordine non è stato dunque puramente classificatorio, ma ha seguito una progressione ermeneutica nella quale ogni interpretazione ha conservato tracce di quelle precedenti e ha preparato la successiva.
In questo movimento, il Ciclo delle Api di Sylvia Plath ha assunto una funzione unificante senza perdere la propria ambivalenza. Le api hanno rappresentato appartenenza e conflitto, identità e dissoluzione, fertilità e minaccia.
Hanno inoltre espresso individualità e collettività. Proprio questa mobilità ha consentito alle diverse letture di convergere senza annullarne le rispettive specificità.
I nuclei hanno costituito, pertanto, non soltanto una modalità di ordinamento del materiale bibliografico. Hanno rappresentato la forma attraverso cui è diventato leggibile il dialogo interno alla critica su Plath.
Nota editoriale Ciclo delle Api
Per la redazione del presente lavoro sono stati mantenuti, ove disponibili, i titoli originali dei contributi e delle opere citate, mentre i titoli delle pubblicazioni tradotte sono stati riportati secondo l’edizione italiana effettivamente consultata. I termini e i passaggi in lingua inglese sono stati conservati nella formulazione originale quando rilevanti ai fini dell’argomentazione e accompagnati dalla traduzione italiana. Le traduzioni riportate tra parentesi sono state utilizzate esclusivamente come supporto alla comprensione del testo e non sono state presentate come formulazioni originali degli autori.
Per i contributi pubblicati in traduzione sono stati indicati, ove disponibili, i nomi dei traduttori. La formattazione dei titoli, dei versi e delle espressioni citate è stata uniformata secondo criteri redazionali coerenti con l’impianto complessivo del lavoro, senza alterare il contenuto delle fonti.
Prof. Ciro Sorrentino
Saggista dei generi letterari e teorico del pensiero ermeneutico
Materiale protetto da Copyright (c) – Tutti i diritti riservati. Vietata la copia anche parziale.
Riferimento bibliografico dell’edizione utilizzata
Sylvia Plath, Tutte le poesie, a cura e traduzione di Anna Ravano, Milano, Mondadori, 2013.
Bibliografia Generale
TESI E RISORSE ACCADEMICHE
Dazzi, Ilaria. “Elettra nel Novecento: frammenti di riscritture possibili”. Tesi di dottorato, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, 2008.
Leto Barone, Chiara. “The Bell Jar di Sylvia Plath: tracce di una mitologia”. Tesi di laurea magistrale, Università di Pisa, 2015.
Nöffke, Tobias Georg. “Exemplary Sufferer: Daughterhood, Wifehood, Motherhood in the Poetry of Sylvia Plath”. PhD thesis, University of Pretoria, 2021.
ARTICOLI E SAGGI IN RIVISTA
Mossali, Mattia. “L’immaginario ekfrastico nella scrittura di Sylvia Plath”. Elephant & Castle, no. 15, 2016.
Lanza, Letizia. “Mostri e meraviglie. Echi dall’antico nelle opere di Sylvia Plath”. L’Analisi Linguistica e Letteraria, vol. 17, no. 2, 2009, pp. 323–348.
Salvadori, Diego. “Mare del corpo, mare della mente. Sylvia Plath e lo spazio acquatico”. LEA – Lingue e letterature d’Oriente e d’Occidente, no. 6, 2017, pp. 311–326.
De Assis, Luis Alfredo Fernandes. “A Fragmentação de Sylvia Plath na Voz de ‘Três Mulheres’”. Revista Ártemis, no. 7, 2007.
Oliva, Renato. “La poesia di Sylvia Plath”. Studi Americani, no. 15, 1969, pp. 343–383.
Gryciuk, Sylwia. “Children in the Blood Jet of Poetry: Sylvia Plath’s Poetic Tale of Infanticide”. Brno Studies in English, vol. 46, no. 1, 2020, pp. 153–174.
Luck, Jessica Lewis. “Exploring the ‘Mind of the Hive’: Embodied Cognition in Sylvia Plath’s Bee Poems”. Tulsa Studies in Women’s Literature, vol. 26, no. 2, 2007, pp. 287–308.
Mušović, Azra. “The Bee Symbolism in Sylvia Plath’s Poetics: Between Rational and Inspiration”. Zbornik radova Filozofskog fakulteta u Prištini, vol. 51, no. 2, 2021, pp. 19–36.
LIBRI E MONOGRAFIE IN FORMATO DIGITALE
Borodale, Sean. “Sylvia Plath come un’ape regina”. Translated by Francesca Nardi and Antonia Santopietro, ZEST Edizioni Sostenibili, 2024.
Sorrentino, Ciro. “Sylvia Plath // Le api in ‘L’Araba Fenice” — LIBRO SFOGLIABILE”.
PUBBLICAZIONI ONLINE
Regoli, Giulia. “Le api e Sylvia Plath”. CanadaUsa, Università di Bologna.
Bibliografia Tematica
TESI E RISORSE ACCADEMICHE
Brzegowa, Joanna. “I Have a Self to Recover’: The Question of Identity in Sylvia Plath’s Bee Poems.” Jagiellonian University Repository, licenciate thesis.
Johnson, Leigh. “Melting Beeswax Bodies: The Queen Bee, the Hive, and Identity in Women’s Writing”. MA thesis, Western Kentucky University, 2005.
Ross, Adyson M. “Tell the Bees that Transcendentalism Is Lost: The Search for the Lost Transcendental Space in the Bee Poetry of Emily Dickinson and Sylvia Plath”. MA thesis, East Tennessee State University, 2023.
ARTICOLI E SAGGI IN RIVISTA
Luck, Jessica Lewis. “Exploring the ‘Mind of the Hive’: Embodied Cognition in Sylvia Plath’s Bee Poems”. Tulsa Studies in Women’s Literature, vol. 26, no. 2, 2007, pp. 287–308.
Mossali, Mattia. “La voce di Ariel: Sylvia Plath e la transustanziazione della parola poetica”. Enthymema, no. 31, 2022, pp. 176–191.
Mušović, Azra “The Bee Symbolism in Sylvia Plath’s Poetics: Between Rational and Inspiration.” Zbornik Radova Filozofskog Fakulteta u Prištini, vol. 51, no. 2, 2021, pp. 19–36.
Rogers, Janine, and Charlotte Sleigh. “Here Is My Honey-Machine’: Sylvia Plath and the Mereology of the Beehive.” The Review of English Studies, vol. 63, no. 259, 2012, pp. 293–310.
Tamás, Dorka. “Plath’s Bee Poems: Flying, Freedom, and Fertility in Witch Imagery”. Plath Profiles: An Interdisciplinary Journal for Sylvia Plath Studies, vol. 13, no. 1, 2021, p. 27.
LIBRI E MONOGRAFIE
Borodale, Sean. Sylvia Plath come un’ape regina. Translated by Francesca Nardi and Antonia Santopietro, ZEST Edizioni Sostenibili, 2024.
PUBBLICAZIONI ONLINE
Regoli, Giulia. “Le api e Sylvia Plath”. CanadaUsa, Università di Bologna.
SITI AUTORIALI
Risorse digitali dedicate a Sylvia Plath
Sorrentino, Ciro, «Ariel // Sylvia Plath in “Il viaggio di Pierrot”», Ariel – La totalità dell’artificio estetico. Intuizione e forma nell’opera di Sylvia Plath. Saggi critici su Ariel e l’intera opera poetica. https://plathsylviaariel.altervista.org/
Sorrentino, Ciro, «Specchio // Sylvia Plath in “Il verbo profetico”», Sylvia Plath – Lo spazio dionisiaco e l’artificio estetico. Il lirismo critico di Sylvia Plath. Le geometrie dell’Oltre e gli universi altri. https://sylviaplathariel.altervista.org/
Sorrentino, Ciro, «Sylvia Plath // Le api in “L’Araba Fenice”», Sylvia Plath – Il paradigma dello specchio. Sylvia Plath tra movimento e stasi. Lo spazio dionisiaco e la metamorfosi mitopoietica. risorsa https://eburnea.altervista.org/
Sorrentino, Ciro, «Ariel // Sylvia Plath in “La voce dell’anima”», La parola come assoluto. Studi sulla poetica di Sylvia Plath. Le forme del lirismo critico e l’estetica del genio. https://sylviaplath.altervista.org/
Risorse digitali per la ricerca comparatistica Sylvia Plath – Luigi Pirandello
- Sorrentino, Ciro, «Identità frantumate: Luigi Pirandello e Sylvia Plath» – https://plathsylvia.altervista.org/
2. Sorrentino, Ciro, «Plath e Pirandello: la maschera e le derive dell’io» – https://plathsylvia.altervista.org/plath-e-pirandello-la-maschera-e-le-derive-dellio/
3. Sorrentino, Ciro, «Plath e Pirandello: tra maschera, ferita e frattura del soggetto» – https://plathsylvia.altervista.org/plath-e-pirandello-tra-maschera-ferita-e-frattura-del-soggetto/
4. Sorrentino, Ciro, Luigi Pirandello. Poetica, opere e temi della modernità – https://plathsylvia.altervista.org/
CONTRIBUTI DIGITALI
Introduzione a Luigi Pirandello
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